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15 febbraio 2020
Fuori Tempo - Pizzeria Ristorante - Canale d'Alba (Cn)

“La cucina è cultura. Inevitabilmente contaminata da altre culture. Attraverso la cucina, infatti, possiamo leggere il mondo del presente e del passato. E poi, sia cucina che letteratura ci consentono di viaggiare: nel tempo e nello spazio”, spiega il conduttore-Virgilio Enrico Di Palma, nell’ouverture della prima di una serie di cene pensate come percorsi fra materia e immaginario, realtà e creatività, assaggi e paesaggi del Roero: Gustose Narrazioni.

Un progetto eclettico, che intreccia le arti, dando forma a un serico tessuto, nutrito dai libri, dalla musica, dal teatro e dal piacere di stare a tavola. “Un varietà letterario”, come ama definirlo Virginia Scarsi, direttore artistico della rassegna, che ha preso il via ieri sera e che inanellerà tutti i mercoledì di settembre.

Sotto i riflettori della “prima”? Il volume Affamato come una tigre, griffato Il leone verde Edizioni e scritto da Andrea Perin, architetto e museografo. Che scandaglia la cucina di Sandokan, di Yanez e dei pirati della Malesia. “Una cucina che mi piace definire meticcia. Perché Emilio Salgari mescola la tradizione piemontese che ben conosceva con ingredienti esotici”, precisa l’autore.

E allora via che nelle pagine si incontrano costolette di babirussa, zuppe, riso, lingue di bufalo, blaciang (una sorta di garum d’Oriente) e carne. Tanta carne. “Sandokan è nobile e guerriero perché mangia carne”, continua Perin. Che traccia il profilo di un Salgari romanziere attento e scrupoloso. Dotato di rigogliosa fantasia. Ma pure di una grande passione per la documentazione puntuale e meticolosa. Uno che credeva in quello che faceva. Unendo l’utile e il dilettevole, il noto e l’incanto del lontano. Hic et nunc e ultra. Piemonte e oltre. Anche come leitmotiv delle pietanze della serata.

Di scena al Ristorante Marcelin di Montà, guidato da Angelo Valsania, splendido padrone di casa. Ai forni e fornelli? Il resident chef Andrea Ferrucci, affiancato dal pizza chef Davide Di Bilio (patron di Fuori Tempo Pizzeria, a Canale), che ha realizzato le basi delle focacce, messe a punto con Farina Petra.

Un succedersi di peperoni in salsa teriaki; vitello tonnato al curry; riso al latte con aglio di Caraglio, vaniglia e arachidi; e Montebianco al cocco. Traduzione: ingredienti autoctoni e suggestioni dal mondo.

Il tutto inebriato dalle letture di effervescenti brani tratti dal libro, a cura di Teatro di TELA; dal sound di violoncello e contrabbasso by Gli Archimedi; e dai vini della cantina Michele Taliano, facente parte del Consorzio di Tutela del Roero. Per sorseggiare, imparando anche un po’ di dialetto locale. Certo, pure questa è cultura.

Un ampissimo Roero Arneis Sernì (che nel vernacolo familiare significa scelto, selezionato); Roero Riserva Ròche dra Bòssora, espressione del nebbiolo di queste terre, caratterizzate da burroni (ròche) ed essenze (bòssora); e Birbet, discolo nettare, figlio dell’uva bragat rosa. Scattante e al tempo stesso suadente sintesi di grazia e arditezza.

L’appuntamento prossimo venturo è con Dante, le Cantiche della Divina Commedia, i piatti di Stefano Paganini e lo speciale spettacolo Hell O’ Dante di Saulo Lucci. Mercoledì 9 settembre al Ristorante Alla corte degli Alfieri di Magliano Alfieri.

Una serata stimolante. In tutti i sensi e per tutti i sensi. Nota bene: accanto a me, al desco, ieri sera, lo chef Fabio Poppa, che con Davide Sproviero tiene le fila del Ristorante Le Scuderie del Castello di Govone e che sarà uno dei protagonisti della cena del 16 settembre. Non vi svelo nulla, ma sarà una vera Odissea.